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TRADIZIONI


Le tradizioni e le usanze di un tessuto sociale sono permeate nel contesto culturale, ambientale e politico. Col trascorrere del tempo cambiano questi parametri e con essi si modificano anche le tradizioni; così, alcune costumanze sono sopravvissute fino ai giorni nostri, altre sono totalmente scomparse o vengono perpetuate in forma diversa.
Ecco un elenco delle principali tradizioni di Treglia:
  • Uccisione del maiale nel periodo Dicembre-Febbraio. Numerose famiglie praticano l'allevamento domestico del maiale, dal quale si ricavano squisite salsicce, pancette, capicolli e prosciutti.

  • Dolci pasquali. Pasqua, oltre che festa di Nostro Signore, è anche festa dei dolci. A Treglia si prepara "a pigna crisciut'e", ovvero un dolce di pan di Spagna che viene fatto lievitare. Squisita anche la pastiera di riso oppure quella di grano.

  • Dolci natalizi. Natale porta sulle nostre tavole le zeppole natalizie, una specie di ciambelline fritte, e gli struffoli, palline fritte di pasta dolce e miele.

  • S. Giovanni. Il 24 Giugno si usa cimentarsi nella preparazione del nocillo. Un'altra usanza è quella di mettere l'albume d'uovo in un bicchiere riempito a metà d'acqua e lasciarlo fuori il balcone la notte di San Giovanni. La mattina seguente, l'albume avrà assunto una certa forma, a seconda della quale si traggono gli auspici; per esempio la forma di una nave potrà significare un viaggio o un trasferimento.

  • Cero votivo di S. Anna. La sera del 26 Luglio si usa accendere un cero votivo, che viene posto lungo i balconi o davanzali di finestre, in devozione di S. Anna. Questa usanza, con buona probabilità, trae origine dal 26 Luglio 1805, giorno in cui Treglia e il territorio limitrofo fu colpito da un terremoto. Questo gesto è interpretabile come forma di ringraziamento verso S. Anna per aver risparmiato vittime. Le fonti storiche, infatti, attestano che solo una donna di Piana di Monte Verna fu vittima del terremoto.

  • Distribuzione delle "spase". Il giorno seguente il matrimonio, i familiari degli sposi distribuiscono una confezione di dolci fatti in casa ("spasa") agli invitati e ai vicini di casa. La "spasa" è composta da un misto di chiacchiere ("guanti"), maritozzi (morzelletti) e biscotti, il tutto guarnito con confetti nuziali.

  • Veglia ai morti nella notte tra il 1 e il 2 Novembre. Durante questa notte gruppi di persone vegliano al cimitero recitando il rosario in suffragio dei defunti.

  • Rosario al defunto. Quando una persona viene a mancare all'affetto dei propri cari, la sera successiva al giorno del funerale inizia in casa del defunto un ciclo di otto rosari recitati per otto sere consecutive in suffragio della sua anima. Il rosario è recitato dai parenti, dai vicini e dagli amici del defunto e, quando il ciclo dei rosari si è concluso, essi ricevono in dono dei pacchi di pasta. Tale dono ha un valore meramente simbolico, come segno di opera di carità i cui meriti sono applicati a favore del defunto.

Ecco un elenco delle tradizioni andate perdute:
  • Rjune o' truone. Il giorno di San Martino (11 Novembre) molte persone usavano digiunare. Tale usanza veniva denominata "riune o tuone", digiuno al tuono; la tradizione popolare tramanda che in tale giorno un tuono si fosse abbattuto in una pentola, mentre una casalinga stava in essa cuocendo i fagioli. Questo digiuno era dunque una forma di scongiuro nei confronti di forti temporali.

  • A' unghiatell'.La sera di San Silvestro gruppetti di ragazzi si aggiravano per le vie e i vicoli del paese gridando: "a' unghiatell', a' unghiatell'!!". Chi lo desiderava, poteva invitarli e offrir loro dei doni, di solito dolci natalizi e frutta secca.

  • Serenata delle seconde nozze. Quando una persona convolava a seconde nozze, era costume che gli amici gli "suonassero" una serenata usando come strumenti musicali utensili da cucina.

  • La prima uscita dopo il matrimonio. Gli sposi usavano non uscire di casa nella prima settimana di matrimonio; la domenica successiva uscivano per la prima volta e venivano accompagnati a messa dai compari d'anello ai quali gli sposi offrivano dopo un pranzo in grande stile. Questa tradizione è andata perduta verso la fine degli anni 50, quando è iniziato a diffondersi il viaggio di nozze.

  • Pasqua rosata. Il giorno di Pasqua rosata occorreva 60 giorni dopo la Santa Pasqua; la notte di tale giorno era consuetudine fare l'infiorata sotto l'abitazione della propria fidanzata o ragazza oggetto dei propri sogni. Se il baldo giovane fosse stato precedentemente respinto, l'infiorata non veniva fatta con le rose, bensì con la biada!! E' da aggiungere che esisteva l'eventualità che l'infiorata venisse "manomessa" da qualcun altro allo scopo di scatenare litigi tra il giovane e la ragazza a cui l'infiorata era rivolta.

  • Trasporto della palma benedetta sul monte S. Erasmo. Fino alla fine degli anni settanta, la domenica delle palme si gareggiava per depositare un mazzo di palme benedette sul pendio del monte S. Erasmo che sovrasta il mulino a vento. Durante la messa, appena dopo la benedizione, le persone in gara spiccavano la corsa lungo il monte. Chi arrivava per primo sul pendio, aveva il diritto di legare la palma ad una piccola croce che si trova sul pendio stesso. La deposizione della palma aveva il significato simbolico dell'augurio di un anno di pace. Un'altra usanza legata alla palma benedetta e praticata dai contadini consisteva nel depositarla in segno di benedizione nelle coltivazioni di grano.

  • Messa il 1 Maggio al mulino a vento. Fino ai primi anni settanta, ogni 1° Maggio, era costume celebrare la S. Messa nella cappella (ex mulino a vento) sul monte S. Erasmo.

 

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