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UNO SGUARDO AI DINTORNI


Pontelatone
Pontelatone sorse intorno al X secolo d.C. in seguito alle incursioni saracene che provocarono, tra l'altro, la distruzione di S. Maria a Pietro, Iovinelle e Centura. Il comune sorse, quindi, come centro fortificato, di cui restano tuttora orme visive nella cinta muraria e nei ruderi di un poderoso castello. Pontelatone fu feudo della famiglia Montefuscolo dal 1189 al 1262, poi, sotto re Carlo II d'Angiò, fu feudo della famiglia Ragosia di Dragoni.
Dal 1301 passò a Tommaso Marzano, grande Ammiraglio del Regno, il quale nel 1321, per fronteggiare gli imminenti attacchi degli aragonesi, riprese a fortificare il castello tanto da farlo diventare un vero e proprio baluardo. Nel 1462, avendo il proprietario del castello aderito alla rivolta dei Baroni, fu assediato da re Ferrante d'Aragona. Grazie ai profondi valloni e alle alte rupi da cui era circondato, il castello riuscì a resistere alle incursioni e re Ferrante dovette abbandonare l'impero.
Successivamente il re aragonese riuscì ad avere ragione dei suoi nemici ed affidò Pontelatone a Diomede Carafa. In questo periodo Pontelatone conobbe i fasti dell'architettura catalana d'influenza gotica. Fu sede notarile della baronia di Formicola. Divenuto marchesato nel 1612, mantenne questo fregio fino al 1806 quando Giuseppe Bonaparte dichiarò caduta la feudalità.

 

Liberi
Fino al 1862 questo piccolo comune era chiamato Schiavi. Il 27/4/1862 il consiglio comunale approvò ed inoltrò al governo una mozione presentata dal consigliere Bonaventura Campagnano. Questi, dopo aver ricordato la realizzazione in Schiavi di una vendita carbonaia, la partecipazione dei suoi antenati alla rivoluzione napoletana del 1799 e dei suoi concittadini ai vari moti risorgimentali del 1830 e del 1848, nonché l'inaugurazione di una Legione (Legione del Matese, di cui fu egli stesso comandante) che combatté a fianco di Giuseppe Garibaldi nel 1860, concludeva la sua mozione con queste parole: "…questo piccolo paese abitato da uomini indipendenti che sanno immolare sostanze e famiglia e vita per la Patria e la Libertà non deve più chiamarsi Schiavi ma Liberi".
Con R.D. del 24/8/1862 la richiesta fu accolta. Secondo alcuni storici (mons. Di Dario) Sclavus indicherebbe direttamente gli Sclavi o Slavi. Secondo altri storici (Resètar), non essendoci in provincia di Caserta tracce di presenza slava, Sclavus indicherebbe il popolo longobardo che, come noto, nel VI secolo d.C. occupò la Campania. Questi ultimi istituirono il culto per S. Michele Arcangelo, ancora oggi venerato nell'omonima grotta sita a nord della frazione Profeti.
Le prime notizie storiche di Sclavia e della grotta di S. Michele sono riportate nell'Istoriola n.29 dell'Anonimo Cassinese e risalgono all'anno 827. Oltre alla riserva sulla grotta di S. Michele, esercitata dall'Arcivevscovo di Capua nella nota bolla di S. Stefano Penicillo nel 979, altre notizie risalgono al 1097, quando S. Anselmo d'Aosta fu condotto dall'Abate benedettino di S. Salvatore Telesino nella grancia che gli stessi benedettini possedevano in Liberi (…et duxit in suam villam Slaviam nomine).
Ancora oggi il terreno su cui sorgeva la grancia è detto S. Salvatore ed il pozzo scavato nei pressi è detto "Pozzo di S. Anselmo". Altre notizie si possono trovare nella "Relatione del Vescovato di Caiazzo et sua diocesi", presentata dal vescovo di Caiazzo al Vaticano nel 1590. Vi troviamo nominati, tra gli altri, i seguenti casali, oggi frazioni del comune: "…le Cese, li Marangiuli, li Profeti, li Schiavi …." Come appartenenti alla baronia di Formicola. Da ricordare, ancora, che in questo comune esercitò il suo ministero S. Alfonso Maria dè Liguori che qui compose "le glorie di Maria" e il famoso inno "Quann nascett ninn a Bettlemm ", meglio noto come il "Tu scendi dalle stelle" di Natale. Attualmente Liberi comprende le seguenti frazioni: Villa, Cese, Merangeli e Profeti.

 

Castel di Sasso
Attualmente il comune di Castel di Sasso è composto da alcune borgate e da quattro frazioni. Certo però, che quale Università della baronia di Formicola (inizio 1800), comprendeva anche il villaggio di Villa S. Croce, attualmente appartenente al comune di Piana di Monte Verna. Le prime notizie storiche riguardanti il territorio di questo comune si riferiscono alla frazione Strangolagalli. Si tratta di una battaglia combattuta nel 554 d.C. tra Buccellino, generale del re dei Franchi Teobaldo, e Narsete, generale di Giustiniano imperatore d'oriente.
L'esercito francese, composto da 30000 uomini, fu sconfitto dal generale Narsete (18000 in maggioranza Greci), meglio organizzati ed addestrati. Secondo gli storici, tra cui il Muratori, dei 30000 soldati francesi solo 5 si salvarono. Oltre a Strangolagalli questa battaglia originò altri due toponimi: Montefallano o Montefallace, collina ove fu tesa l'imboscata ai franchi e Greci, il terreno ove era accampato l'esercito greco. Questi nomi ancora oggi indicano le rispettive località. L'origine del nome del comune è facilmente attribuibile alla presenza in Sasso dei ruderi di un vecchio castello. Incerta, invece sarebbe l'epoca della sua costruzione che potrebbe risalire al 700, epoca in cui i duchi di Benevento, ridotti in loro dominio Campania e Sannio, ne apprestarono i bastioni difensivi.
Tradizione vuole che il castello sia stato costruito da Gionata, capo di un ceppo di Longobardi cacciati da Caiazzo. La leggenda tramanda che Gionata, incontrate alcune fanciulle che riuscirono a fuggire dal castello di Rocchetta, ove erano prigioniere dei Saraceni e in attesa di essere vendute come schiave, ne scelse una come moglie (Antonella) e costruì il castello, recintandolo di mura negli anni successivi. L'esistenza del castello è comunque certa nel 979 nella famosa bolla di S. Stefano Menicillo in cui si legge "Sanctus Petrus ad Saxa". Nel catalogus baronorum (1154 - 1169) troviamo che il feudo di Sasso appartenne ad Alessandro di Montefusco.
Intorno al 1200 divenne parte integrante del feudo di Dragoni e Sasso è stato poi nominato in pergamena del 1322 dalla quale si evince che in quell'epoca era soggetta al conte di Squille. Nel 1465 Ferrante I d'Aragona, con privilegio del 22 Dicembre, incorporò le terre di Sasso, Formicola, Pontelatone e Liberi alla città di Capua. Dal 1465 Sasso e le sue terre divennero parte integrante della baronia di Formicola, essendo stati assegnati alla famiglia dei Carafa-Colubrano e vi rimasero fino al 1806, anno in cui i feudi furono aboliti anche per le leggi alla cui stesura aveva partecipato Decio Coletti, un figlio illustre di Castel di Sasso.

 

Formicola
Incerta è l'origine del nome Formicola. Secondo il Padula, Formicola deriverebbe dall'ebraico "Fhor Micol" e indicherebbe la presenza in zona di sorgenti di acqua calda. Secondo altri storici, invece, le radici del nome sarebbero da ricercarsi nella forma latina "Furmicula" (parva formica) per indicare l'indole laboriosa degli abitanti. Formicola si è sviluppata, verso l'XI secolo, intorno ad un villaggio denominato "MaJorano" o "Mairanu" ed ancora oggi la zona più antica del centro porta questo nome: Via Maiorano. Dapprima fu edificata una torre, poi, a poco a poco, vi sorse intorno l'abitato, che fu maggiormente popolato quando, per motivi imprecisati, molte famiglie si trasferirono dalla vicina Pontelatone.
Sembra che fin dai tempi di Guglielmo il Normanno esistesse una "Baronia Feniculi". Certamente preesisteva al tempo degli Angioini, in quanto se ne ha notizia in una pergamena del maggio 1240. Sotto Carlo d'Angiò ne era padrone Emanuele Frangipani. Poi, nel 1306, ne fu signore Tommaso Marzano, duca di Sessa. Nel 1465 fu affidata ai Carafa che successivamente si fregiarono anche del titolo di Principi di Colubrano e la tennero fino alla soppressione dei feudi avvenuta, a seguito della riforma di G. Bonaparte, nel 1806. I Carafa fecero di Formicola la capitale della baronia e vi fecero edificare numerosi palazzi, tra cui la vecchia chiesa dello Spirito Santo ed il convento dei Verginiani che attualmente è sede municipale. Con la riforma amministrativa del 1806 Formicola entrò nel circondario giurisdizionale che faceva capo a Caiazzo ma con la successiva riforma del 1808, insieme ai comuni vicini, venne staccata da Caiazzo e venne creata la nuova circoscrizione di Formicola. Entrambe le circoscrizioni (Caiazzo e Formicola) vennero mantenute nel riordinamento borbonico del 1816 e rimasero autonome fino al 1927 quando, a seguito della promulgazione delle leggi fasciste, veniva soppressa l'intera provincia di Caserta. Nel 1945, ricostituita la provincia di Caserta, i comuni dei due mandamenti vennero uniti in un unico collegio elettorale. Di seguito un elenco dei monumenti di Formicola.

Chiesa dello Spirito Santo
Fu fatta edificare nel 1571 dalla duchessa Roberta Carafa. Nel 1760 l'abate Pascasio Anicio la fece abbattere e ne fece edificare al suo posto una di maggiori dimensioni. In essa si trovano le tombe di Giuseppe Carafa, ucciso nella rivolta di Masaniello, la grande tela che ornava il soffitto, dipinta da G. Storace e da A. Secchione, le tele verginiane in alcune cappelle laterali, l'altare maggiore costruito con marmi pregiati. Per l'interesse storico e artistico, la chiesa è stata dichiarata monumento nazionale.

Chiesa di San Prisco
Secondo la tradizione, fu edificata nel secolo IX dopo che un terremoto aveva distrutto i due casali di Castello e Calciano. I sopravvissuti diedero origine alle due borgate di Medici e Lautoni. Non avendo mezzi sufficienti per costruire due chiese come le avevano prima, ne edificarono una sola a mezza strada tra i due insediamenti e la dedicarono a S.Prisco, primo vescovo di Capua, il 1 Settembre 882. E' la chiesa più antica della zona.

Chiesa di S. Cristina
La primitiva chiesa di S. Cristina sorse intorno all'anno mille nel luogo ora occupato dalla casa canonica. All'inizio del 1700 venne abbattuta e sostituita dall'attuale maestoso edificio a tre navate di stile neoclassico.

S. Maria a Castello
Secondo un'antica e costante tradizione i monaci di S. Guglielmo (Verginiani), nel 1142, edificarono un eremitaggio con annessa chiesa denominata S. Maria a Castello. Questa primitiva chiesetta, sottostante all'attuale tempio, è abbellita da affreschi risalenti alla prima metà del secolo XIV o, forse, anche ad epoca anteriore. E' meta di pellegrinaggio da parte dei fedeli di Formicola e dei paesi vicini.

Chiesa S. Maria della Pietà
Sorge nel rione "Teglia" ed è un grazioso tempietto a forma di croce greca sormontato da un'imponente cupola. Fu chiamata S. Maria del Ponte, avendo i Carafa fatto costruire un ponte nelle sue vicinanze.

Chiesa Tutti i Santi
La chiesa, ad una sola navata, sorge su un terreno denominato "Fondo dei Santi". Da qui, probabilmente, il nome, esteso a tutta la borgata Fondola della quale si ha notizia sin dal 1282. Fu elevata a parrocchia nel 1468.

Convento Verginiani
Venne edificato nel 1450. Attualmente, opportunamente ristrutturato, è la sede del Comune.

Palazzo Carafa
Costruito nel 1400, è stato per secoli la sede dei signori della baronia. Successivamente è stato palazzo di giustizia. Attualmente è la sede della comunità montana del Monte Maggiore.

 

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