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LE ISCRIZIONI
(parte seconda)

Diverse epigrafi rinvenute nel territorio di Treglia o limitrofo non sono attualmente reperibili in quanto andate smarrite. Qui di seguito sono riportate quelle di maggiore interesse.

Iuliae
Corneliae
Paulae
Aug(ustae)
d(ecreto) d(decurionum)
 

La traduzione è la seguente: "A Giulia Cornelia Paula Augusta, per decreto dei decurioni". Si tratta della moglie di Elagabalo, imperatore romano (218 - 222), alla quale il consiglio municipale di Trebula eresse questo monumento.


[Ragonio?]
Vincentio Celso
[- - -] patrono causarum
…………………………
questori S [- - -]
…………………………
…………………………
…………………………
electo consultori CA [- - -]
BINIAN ordo populusque
Trebul[ano]rum
Ad aeternam memoriam
Statuam dederunt.
 

La traduzione è la seguente: "A Ragonius Vincentius Celsus…patrono nei processi…questore…eletto consigliere dei processi(?), il consiglio e il popolo dei Trebulani diedero la statua per la sua eterna memoria". Si tratta evidentemente, in forma corrotta, di una iscrizione onoraria sulla base di una statua innalzata in onore di Ragonius Vincentius Celsus, prefetto d'annona (384 - 385 d.C.); il termine patronus causae (avvocato) si trova spesso negli autori. Si potrebbe intendere anche patrono di Trebula ma è più ragionevole la prima ipotesi. Infatti, si sa da varie fonti che Celso era un avvocato in Roma. Per quanto riguarda la quinta riga, alcuni studiosi hanno proposto come interpretazione quaestor Sacri Palatii, ma non ci sono elementi che possano confortare questa supposizione. Per la nona riga, l'uso di electus potrebbe accennare ad un incarico straordinario, forse consultor causarum. Nel tramandato BINIAN potrebbe celarsi il nome di colui che ha impartito l'incarico (per congettura, con il leggero cambiamento di B in T, si può menzionare Valentiniano I, di cui è nota la densa opera legislativa in Italia; un'espressione del tipo electus consultor ab imperatore Valentiniano non meraviglierebbe. Comunque sia, i motivi di innalzare questo monumento a Celsus da parte dei Trebulani rimangono oscuri; una spiegazione potrebbe essere quella di vedere, contrariamente a quanto detto prima, in patronus un patrono di Trebula. Ma con la corrotta trascrizione dell'epigrafe non si va oltre ipotesi indimostrabili.


L. Alfio Fannio Primo So[- - -]
Quaest(ori), curatori frumento,
dumviro omnib(us) honerib(us) et
honoribus funto, sacerd(otali)
viro, patrono et curatori
[- - -] A.PISONI aurum atque
argentum obraetium serio
ilustravit, thermos aetiam
Constantinianas longa
Vetustate corrupta(s) ex virib(us) suo
quam etiam E.SABINIANEVS.ORD
……REM filio VIACENI
RE statuam benemerenti patrono
[p]ra[estan]tissimo (?) [- - -]
duoviro senatus populusque Trebula[nus- - -]
statuam decreverunt,
d(ecreto) d(ecurionum).
 

La traduzione è la seguente: "A Lucius Alfius Fannius Primis So…, questore, curatore del frumento, duoviro, che ha esercitato tutte le cariche e le magistrature, sacerdote, patrono e curatore….che illustrò seriamente(?) oro e argento obrizo e che restaurò anche le terme Costantiniane rovinate per la loro vetustà, a sue spese…al patrono prestantissimo…al duoviro il senato e il popolo dei Trebulani decisero di innalzare una statua per decreto dei decurioni".
Si tratta di una iscrizione onoraria della seconda metà del IV secolo d.C. A giudicare dalla sua carriera municipale, il personaggio a cui si fa riferimento dovrebbe essere di origini locali. Osserviamo che gli Alfii erano un'antica gens capuana, ben nota nella Campania settentrionale, soprattutto a Capua, ma anche a Caiatia.
All'inizio dell'epigrafe sono menzionate varie cariche municipali come la questura, la curatela del frumento, la carica di ex sacerdote. Dopo "patrono et curatori" iniziano le difficoltà dovute al fatto che il testo è stato tramandato in forma corrotta. Sia patronus che duovir sono ripetuti due volte e, forse, potrebbero riferirsi al figlio di Lucio Alfio menzionato come filio VIACENI. Non si riesce a capire cosa voglia dire il termine VIACENI. Ogni congettura che tenti di dare una spiegazione alle parti corrotte del testo potrebbe essere molto lontana dalla realtà, per cui è preferibile discutere sulle parti di testo che si prestano ad essere interpretate.
Possiamo affermare con certezza che Lucio Alfio Fannio era un membro dell'aristocrazia locale e che aveva raggiunto una posizione di riguardo che gli permetteva una certa forma di rapporti con il potere centrale.
Se è consentito mutare il corrotto ONI in qui, si ottiene l'espressione "qui aurum atque argentum obryzum serio illustravit", la quale indica che Lucio Alfio Fannio era diventato un ispettore della purezza delle monete d'oro e di argento.
Dall' epigrafe in questione si evince anche che Lucio Alfio Fannio fu autore, a sue spese, del restauro delle terme Costantiniane, usurate da un lungo utilizzo.
Questa informazione combacia perfettamente con l'analisi del complesso termale trebulano fatto da Claudio Calastri. Tale analisi ha messo in risalto due fasi temporali nella costruzione del complesso termale di Trebula corrispondenti a due tipologie diverse di costruzione. La prima fase è databile al periodo costantiniano, mentre la seconda fase troverebbe appunto riscontro nel restauro voluto dal notabile citato nella iscrizione.


A. Rufrius Thamyr[us],
A. Rufrius Eleg[ans],
Augustales,
l(ocus) d(atus) d(ecurionum) d(ecreto)
et dedicatione e[ius]
decurionibus (sestertios) n(ummos) [- - -],
Augustalibus (sestertios) n(ummos) V[- - -],
populo (sestertios) n(ummos) IIII dederunt.
 

La traduzione è la seguente: "Aulus Rufrius ThamYrus e Aulus Rufrius Elegans, Augustali, innalzarono questa statua in luogo concesso per decreto decurionale; e diedero per l'inaugurazione della stessa ai decurioni (tot) sesterzi per ciascuno, agli Augustali (tot) sesterzi per ciascuno e al popolo quattro sesterzi per ciascuno". Il senso di questo monumento è, a grandi linee, chiaro: all'anonimo onorato fu innalzata una statua a cura di due Augustali, per cui forse anche l'onorato era membro di questa corporazione. Costoro diedero, secondo un'abitudine consueta, un regalo in danaro alla popolazione cittadina, cioè le sportulae. La somma elargita ai decurioni e agli Augustali è ignota. I due dedicanti sembrano essere appartenuti, come di solito gli Augustali, alla classe libertina (i liberti erano schiavi liberati o i loro discendenti). Il cognome Thamyrus, essendo un nome gracanico, diffuso del resto nel mondo romano, allude all'estrazione servile; anche Elegans è un nome con forte impronta servile. Per quanto riguarda Rufrius , esso era attestato in Campania solo a Trebula. Quanto alla disposizione delle varie parti del testo, l'iscrizione principale con il nome dell'onorato era forse scritta sulla parte frontale della base che, stando alle indicazioni del Mommsen, sembra fosse nascosta, mentre le due parti visibili contengono, in continuazione, notizie riguardanti l'erezione della statua e cose simili. L'iscrizione non è databile con esattezza; forse è della seconda metà del I secolo oppure della prima metà del II secolo.


[- - -]forum [- - -]  

La traduzione è la seguente: "...piazza...". Si tratta di una iscrizione composta da lettere alte circa 22 cm e di colore aureo. Essa costituisce un riferimento al foro (piazza) della città di Trebula.


Marciae
----------
 

Iannelli e Mommsen pensavano a Marcia Otacilia Severa, moglie di Filippo, probabilmente per la presenza a Trebula di altre dediche ad imperatrici del III secolo d.C. Nel 249, dopo che il marito fu partito per combattere contro le legioni di Decio, Marcia rimase sola al governo con il figlio. Dalla grossa base attica su cui poggiava, si può desumere la magnificenza della statua che, probabilmente, era posizionata nel foro della città. Ma, poiché non si sa niente di più sul carattere dell'iscrizione, è preferibile non attribuirla senz'altro alla moglie di Filippo, tanto più che la gens Marcia è ben attestata nella Campania settentrionale.


D(is) M(anibus) s(acrum)
Neriae...C.f.
[- - -]quae vix(it) annis
[- - -]+ m(ensibus) III
....................................
 

La traduzione è la seguente: "Sacro agli Dei Mani. A Neria, figlia di Gaius, ...che visse....anni, tre mesi....". La gens Neria è ben attestata nella Campania Settentrionale. Si tratta di una iscrizione funeraria dedicata a una donna che è vissuta un certo numero di anni e tre mesi. A giudicare dal formulario dell'epigrafe, ovvero la dedica agli Dei Mani, essa è databile intorno al II/III secolo d.C.



...MAR...
...MEG...
M.HERV...
IIII.VIR.I.D
 

L'iscrizione era incisa su un masso di piperno ma il testo deteriorato ne ha compromesso la leggibilità. Comunque, essa è importante in quanto vi è designato un Quatuorvir Iuri Dicundo dell'antica città di Trebula.

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