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Passo La Colla visto da Antolino (Pontelatone)
Foto A


Passo La Colla visto dalla piana di Greci (Pontelatone)
Foto B
 
 

CONTROVERSIE


Su Trebula Balliensis esistono tre controversie principali che ruotano attorno ad altrettanti personaggi illustri che hanno soggiornato in territorio trebulano. Discutiamo approfonditamente di ciascuna di esse.

Viaggio di Claudio Marcello da Casilino a Nola
Dopo la sconfitta di Canne (216 a.C.) Annibale occupò Capua (attuale S.M. Capua Vetere) ove la fazione popolare parteggiava per Annibale, mentre quella aristocratica era filoromana. Siccome anche a Nola la fazione popolare parteggiava per Annibale, il senato e i nobili di Nola corsero ai ripari inviando ambasciatori al proconsole Claudio Marcello, che stanziava a Casilino (dintorni dell'attuale Capua), per informarlo della grave situazione che si era creata in città. Ricevuto il messaggio, Claudio Marcello si diresse verso Nola. Il tragitto di Marcello verso Nola viene descritto in questo modo da Livio (XXIII, 14):

Ipse a Casilino Calatiam petit,
atque inde, Volturno amne traiecto,
per agrum Saticulanum Trebulanumque
super Suessulam per montes Nolam pervenit.


ovvero :

Egli(Marcello) da Casilino giunse a Caiazzo,
e da qui, dopo aver attraversato il Volturno,
attraverso l'agro saticulano e trebulano
giunse a Nola superando i monti di Suessula.


La descrizione lascia alquanto perplessi: se l'agro saticulano e trebulano vengono percorsi solo dopo aver attraversato il Volturno, si deve dedurre che Trebula e Saticula si trovano alla destra del fiume. Infatti, in passato Trebula è stata identificata dagli studiosi con Trentola-Ducenta mentre Saticula è stata riconosciuta in Sant'Agata dei Goti. Oggi l'ubicazione di Trebula non lascia dubbi: Trebula si trovava sulla sinistra del Volturno! Come si spiega allora il testo di Livio che la pone invece sulla destra ? E' fuori dubbio che sia un errore dovuto ad uno scambio di righe commesso dal copista.
Se proviamo a scambiare la seconda riga con la terza e viceversa otteniamo:

Ipse a Casilino Calatiam petit,
per agrum Saticulanum Trebulanumque
atque inde, Volturno amne traiecto,
super Suessulam per montes Nolam pervenit.

ovvero :

Egli(Marcello) da Casilino giunse a Caiazzo,
attraverso l'agro saticulano e trebulano
e da qui, dopo aver attraversato il Volturno,
giunse a Nola superando i monti di Suessula.

Molto probabilmente, Claudio Marcello non potette attraversare Capua ove era accampato Annibale, suo nemico! Dunque preferì passare per le zone interne del Sannio: da Casilino attraversò Saticula, dal cui territorio proseguì per il confinante agro trebulano e da questo raggiunse il territorio di Caiazzo ove attraversò il Volturno, per poi dirigersi infine a Nola. Questa controversia è molto importante perché dimostrerebbe l'ubicazione sulla sponda sinistra del fiume non solo di Trebula (cosa oggi assodata scientificamente) ma anche di Saticula.
Infatti oggi alcuni archeologi continuano a cercare Saticula sulla destra del Volturno o la riconoscono, come già detto, in Sant'Agata dei Goti. Un'altra schiera di studiosi ricerca l'antica Saticula sulla sinistra del Volturno nei pressi di Statigliano, nel comune di Roccaromana. Ovviamente, queste congetture relative a Saticula andrebbero dimostrate, come è avvenuto nel caso di Treglia, attraverso reperti archeologici, ad esempio le epigrafi, che possano testimoniare in modo tangibile l'esatta ubicazione della città. Infine ricordiamo che alcuni studiosi fanno partire Claudio Marcello non da Casilino ma da Canosa. A prescindere che, da Canosa a Nola, Claudio Marcello non avrebbe avuto affatto bisogno di attraversare il Volturno!


Annibale e il Mons Callicula
Quando Annibale giunse nel Sannio, il suo scopo era quello di attirare dalla sua parte le varie popolazioni alleate. Polibio (libro III, 92) racconta che Annibale, avendo in mente di spaventare i nemici e indurli a ribellarsi ai Romani, attraversati, nel venire dal Sannio, i passi sul colle detto Eribiano, si accampò presso (propter) il fiume Volturno.
Come osservano vari studiosi, tra cui il Cluverio, per colle Eribiano deve intendersi il Trebulano, corrispondente a quello che Livio cita come mons Callicula. Non dimentichiamo che Polibio era uno scrittore greco per cui non sorprende la storpiatura di Trebulano in Eribiano.
Tito Livio (XXII,13), descrivendo lo stesso viaggio di Annibale dal Sannio alla Campania, si esprime in questo modo:

"Per Allifanum Calatinumque et Calenum agrum
in campum Stellatem descendit".


ovvero:

"Attraverso l'agro alifano, caiatino e caleno discese al campo Stellate".

E' stato osservato da alcuni storici, tra cui il Pratilli, che Tito Livio ha trascurato nella sua narrazione l'agro trebulano, facendo intendere che la sua descrizione è in contrasto con quella fornita da Polibio. In realtà la differenza tra le due descrizioni riguarda la forma ma non la sostanza. Era superfluo nominare l'agro trebulano in una descrizione che coinvolge in modo dettagliato già quattro campi. Inoltre, se Livio avesse voluto elencare tutti i campi intermedi, avrebbe dovuto elencare anche l'agro di Cubulteria, tra Allifae e Caiatia.
E' da aggiungere che, quando Polibio menziona il Caleno, fa un riferimento implicito al Trebulano; infatti il monte Callicula, che separa Trebula da Cales, è detto Caleno a sud e Trebulano a nord. Quale itinerario compì Annibale per discendere al campo Stellate?
L'ipotesi più accreditata, sostenuta tra gli altri dall'arciprete Michele Fusco, è che egli sia passato per la stretta gola, denominata "passo La Colla" tra Pontelatone e Bellona (Foto A e B). A dimostrazione di questa congettura c'è la descrizione topografica che ci fornisce lo stesso Polibio. Questi afferma che:
  • Un colle domina il passo. Infatti l'acropoli di Castellone domina il passo medesimo. Annibale mostrò agli operai militari, addetti a preparare lo stratagemma dei buoi, una cima situata tra l'uscita del passo e l'accampamento cartaginese. Si tratta di una collinetta, alta circa 50 metri e lunga circa 500 metri, distante dalle strettoie circa un chilometro e dal fiume Volturno Km 3. Dunque l'accampamento punico doveva trovarsi, orientativamente, a qualche chilometro dal fiume. E questa distanza è espressa classicamente dal propter usato da Polibio.
  • Fabio, con la maggior parte dell'esercito, si accampò sopra il colle che domina il passo. I segni dell'accampamento su tale colle sono ancora visibili e testimoniati da una cinta fortificata. La località in questione è denominata Castellone.
  • Fabio, durante il trambusto dei buoi, se ne stava fermo dentro lo steccato delle mura. E Tito Livio lo conferma (XXII, 18) scrivendo: "Hunc tumultum sensit Fabius; ceterum et insidias esse ratus et ab nocturno utique abhorrens certame, suos munimentis tenit", ovvero, "Fabio si accorse di quel tumulto ; d'altra parte, pensando che si trattasse di una insidia, trattenne i suoi entro i ripari, essendo soprattutto contrario al combattimento notturno".

Alcuni studiosi, tra cui il Kromayer e Pareti, sostengono che Annibale sia giunto al Campo Stellate attraverso il valico del Savone, nel comune di Riardo. Un tale itinerario avrebbe però costretto Livio a scrivere "Hannibal pervenit" oppure "Hannibal ascendit" in quanto siffatto campo si trova ad un'altitudine maggiore rispetto al percorso del Savone e alla sede della Via Latina che, in via del tutto ipotetica, Annibale avrebbe potuto percorrere. E' infatti improbabile che la via Latina sia stata percorsa da Annibale in tale occasione in quanto egli ben sapeva di essere seguito dal suo avversario Fabio Massimo.

In quale Trebula soggiornò Cicerone?
Cicerone trascorreva periodi di relax a Trebula come ospite del suo amico Lucio Ponzio. Delle quattro lettere indirizzate ad un altro carissimo amico, Pomponio Attico, e facenti riferimento a Trebula, una fu proprio scritta a Trebula; si tratta della terza epistola del libro quinto della raccolta "Ad Atticum". Diversi studiosi hanno identificato la Trebula menzionata nelle epistole con Trebula Mutuesca (attuale Monteleone Sabino, in provincia di Rieti), mentre Mommsen, un illustre storico tedesco, suppose l'esistenza di un'altra Trebula in Campania per giustificare la distanza percorsa da Cicerone col cisio, ovvero il carro trainato dai cavalli.
Cerchiamo di dare una risposta alle varie critiche che sono state mosse su questa questione. Nella seconda epistola del quinto libro che raccoglie appunto le lettere di Cicerone quest'ultimo scrive:

"Cum has dabam litteras, ex Pompeiano proficiscebar,
ut eo die manerem in Trebulano apud Pontium"
,

ovvero:

"Mentre spedivo queste lettere, partivo dall'agro di Pompei
per rimanere nello stesso giorno a Trebula presso Ponzio"
.

Ora, a Mommsen sembrò impossibile che Cicerone avesse potuto percorrere in un giorno il viaggio da Pompei a Trebula. Allora ipotizzò un'altra Trebula tra Pompei e Trebula Balliensis. La congettura fatta dall'illustre storico è priva di fondamento, perché è ragionevole ammettere che 10 ore di viaggio col cisio sono sufficienti a coprire una distanza tra Pompei e Trebula Balliensis che è pari a 46 miglia.
D'altra parte, lo stesso Cicerone, nell'orazione pro Sexto Roscio Amerino, assicura che Manlio Glauca, di notte tempo, percorse col cisio 56 miglia in sole 10 ore. Perché dunque Cicerone non avrebbe potuto percorrere col suo cisio, e di giorno, 46 miglia dal pompeiano al trebulano?
E' da aggiungere che Mommsen quando giunse a Treglia, nel 1878, osservò un laterizio con bollo "L. PONTI ANTIOC." E questo fa presumere che Lucio Ponzio fosse proprietario di una fornace di laterizi, una sorta di imprenditore per quell'epoca.
E' importante altresì osservare che, dopo accurate e minuziose indagini, è risultato che negli avanzi di Trebula Mutuesca non è emerso, neppure in grafia dubbia o approssimativa, il nome di Lucio Ponzio.
Una ulteriore osservazione che può essere fatta riguarda la terza lettera del libro quinto, ovvero quella scritta a Trebula. In essa Cicerone, rivolgendosi ad Attico, dichiara di aver ricevuto le sue lettere a distanza di tre giorni. Dunque un corriere di allora, al servizio dei privati, impiegava circa tre giorni da Roma a Trebula Balliensis. Alcuni studiosi, come già ricordato, ritengono che la Trebula menzionata da Cicerone sia Trebula Mutuesca (attuale Monteleone Sabino, in provincia di Rieti).
Ma, se le lettere di Attico a Cicerone fossero state spedite a Trebula Mutuesca, esse sarebbero arrivate in giornata e non dopo tre giorni, visto che la distanza da percorrere era di Km 60, mentre tra Roma e Trebula Balliensis intercorrono 220 Km. Un'ultima considerazione che può essere fatta riguarda la denominazione "Balliensis" che non ricorre nelle lettere di Cicerone. Questo però non deve essere un indizio che faccia scartare a priori il fatto che la Trebula a cui si riferisce Cicerone sia la Trebula Balliensis, per due distinti motivi. Anzitutto, il destinatario della lettera (Pomponio Attico) avrebbe potuto essere a conoscenza del fatto che Lucio Ponzio fosse un cittadino di Trebula Balliensis ed in tal caso Cicerone non avrebbe avuto bisogno di specificare l'aggettivo. Inoltre, la denominazione "Balliensis" è citata da Plinio nel 77 d.C., nella sua opera Naturalis Historia, ben 130 anni dopo, perché Cicerone scrisse le epistole che fanno riferimento a Trebula nel 51 a.C. Tra l'altro, Cicerone scriveva 30 anni dopo la guerra sociale ed è probabile che in tale periodo il progetto urbanistico del costituito municipium di Trebula era tuttora in corso e la città non era ancora stata dotata di un complesso termale, per cui la denominazione "Balliensis", usata più tardi da Plinio, era del tutto inesistente. Queste considerazioni non dimostrano in modo scientifico il fatto che la Trebula a cui si riferisce Cicerone sia Trebula Balliensis ma mettono bene in evidenza come Trebula Balliensis sia decisamente la migliore candidata, considerando anche che Cicerone sicuramente conosceva il territorio trebulano, in quanto lo ricorda assieme al venafrano e all'alifano (Lege Agraria,2,66); in tale opera Cicerone pone sotto gli occhi dei suoi uditori la possibilità di poter comprare terre dell'ager Trebulanus.
A proposito di Cicerone, va sfatata la convinzione popolare secondo la quale egli possedeva una villa a Trebula.
Questa congettura è riportata da uno storico locale di Liberi, Mons. Bernardino Di Dario (cfr Mons. Bernardino Di Dario, Notizie storiche sulla città e diocesi di Caiazzo); Di Dario fa riferimento ad alcune asserzioni fatte da un altro storico locale, il canonico Pasquale Iadone, il quale ubica la villa di Cicerone vicino al pozzo di S. Anselmo a Liberi e fa risalire a ciò il nome della frazione Villa. Non sappiamo quali argomentazioni abbiano sorretto l'ipotesi di Iadone ma esse certamente non poggiano su basi scientifiche, né si riferiscono a descrizioni dettagliate citate dagli antichi autori.
Di contro, si può affermare che Cicerone aveva la mania delle ville e ne possedeva diverse, ma a Trebula soggiornava non in una villa di sua proprietà, bensì in quella dell'amico Lucio Ponzio. Ciò emerge chiaramente dalle sue lettere ad Atticum, in cui è esplicito il riferimento all'ospitalità offertagli dall'amico.

 

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